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 Rassegna stampa: L'ideologia rimanga fuori dalla salute mentale - Fare Futuro web magazine

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È necessario ripensare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica nel Lazio? Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psichiatri italiani, sezione Lazio, non ha dubbi in proposito: «Basta pensare che, dopo 30 anni di demanicomializzazione, il 70% degli italiani ancora si vergognerebbe di un figlio malato di mente e lo nasconderebbe agli altri».

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Un nodo da sciogliere per il futuro governatore del Lazio

L'ideologia rimanga fuori dalla salute mentale
di Mario Masi - 2 febbraio 2010

È necessario ripensare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica nel Lazio? Tonino Cantelmi,  presidente dell’Associazione psichiatri italiani, sezione Lazio, non ha dubbi in proposito: «Basta pensare che, dopo 30 anni di demanicomializzazione, il 70% degli italiani ancora si vergognerebbe di un figlio malato di mente e lo nasconderebbe agli altri».

L’ideologia sembra ancora condizionare l’approccio terapeutico «con la demonizzazione degli psicofarmaci – continua Cantelmila difficoltà di ricoveri prolungati, l’incredibile burocrazia che riguarda i cosiddetti ricoveri obbligatori, la chiusura delle case di cura neuropsichiatriche, l’anacronistico divieto alla scelta della struttura psichiatrica da parte del paziente, che nel Lazio è obbligato a rivolgersi solo alla struttura competente per territorio e non per qualità». In questo scenario si va a inserire il mancato decollo dei centri di salute mentale e la poca chiarezza del ruolo dello psichiatra: «Le strutture pubbliche a malapena si occupano dei cosiddetti pazienti psicotici e la gran parte dei pazienti affetti da depressione, attacchi di panico, anoressia preferiscono rivolgersi a strutture private o a rivolgersi a nessuno».

Per Cantelmi ci sono poi molti altri motivi che spingono a rivedere le modalità con cui nel Lazio viene erogata l’assistenza psichiatrica: la mancanza di raccordo fra le strutture della neuropsichiatria infantile e quelle della psichiatria adulta, la mancanza di risposte al disagio psichico ad esordio nell’adolescenza, l’assenza di collegamenti efficaci fra strutture per le dipendenze e strutture psichiatriche, la non possibilità di scelta del curante per i pazienti psichiatrici, il sostanziale degrado dei centri di salute mentale e la strisciante neomanicomializzazione in atto. «Il disagio mentale (alcuni direbbero più correttamente la malattia mentale) è in incremento, sia negli adulti, che nei bambini e negli adolescenti. Alcuni episodi di cronaca generano allarme sociale, perché evidenziano le crepe dell’assistenza psichiatrica oggi. Inoltre l’espressività sintomatica si sta modificando, assistiamo per esempio, a un incremento delle dipendenze comportamentali e dei disturbi depressivi».

Insomma, il quadro sembra mutare e le strutture psichiatriche attuali appaiono non solo insufficienti, ma non in grado di corrispondere ai bisogni attuali. In alcuni casi obsolete. Nel Lazio i posti letto ospedalieri per le urgenze-emergenze (Spdc) sono sottostimati del 50%, accade persino che i pazienti possano essere trasferiti fuori Roma; l'organico dei dipartimenti di Salute Mentale presenta carenze che vanno dal 30 al 50% del personale; i posti/residenza (cioè case-famiglia, comunità terapeutiche) sono sottostimati di almeno il 30%.

«Negli ultimi anni – continua Cantelmi - abbiamo assistito a una sorta di clamorosa disattenzione. Il dibattito che si era acceso circa la necessità di modificare l’assistenza psichiatrica, si è spento ed è calato un agghiacciante silenzio. Ritengo, invece, che sin da ora sia necessario che quanti si candidano a condurre questa Regione verso una modernizzazione autentica, non trascurino la psichiatria e soprattutto le richieste di quanti soffrono. Nessun cambiamento può avvenire senza il coinvolgimento di tutti i protagonisti, ma è tempo che il tema dell’assistenza psichiatrica torni a essere dibattuto: il cambiamento è ineludibile e ignorarlo è colpevole. Questa volta, speriamo che l’ideologia faccia un passo indietro».





 
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